Iron Man 3 (Spoiler)

«Yo, listen up, here’s the story
About a little guy that lives in a blue world
And all day and all night and everything he sees
Is just blue, like him inside and outside»

Sì, conoscevo abbastanza bene Shane Black quando era stato scelto per dare vita ad Iron Man 3. Sapevo del suo umorismo dissacrante e tutto. Avevo già molta stima nei suoi confronti. Ma mai e poi mai, neanche in un milione di anni, mi sarei aspettato di sentire Blue (Da ba dee) degli Effeil 65 in sottofondo proprio mentre compariva il logo della Marvel. Dopo i Black Sabbath del primo Iron Man, gli AC/DC del secondo, in questo terzo capitolo troviamo lo storico gruppo dance italiano con il loro pezzo più famoso. Ed è fantastico.  Black dimostra nuovamente al grande pubblico di essere un genio con le palle.

Ah già, per chi non lo sapesse, Shane Black (che qui è regista e co-sceneggiatore insieme a Drew Pearce) ha esordito alla sceneggiatura con Arma Letale (1987), pietra miliare degli action movie polizieschi, quando aveva soli 26 anni. Un altro suo film di cui vado letteralmente pazzo è Kiss Kiss Bang Bang, grandiosa crime comedy del 2005 che segna anche il suo debutto alla regia e la prima collaborazione con Robert Downey Jr.

Ma torniamo ad Iron Man 3.
Il film apre la Fase Due dell’Universo Cinematografico Marvel e prende inizio proprio da dove era finito The Avengers, ovvero «dopo i fatti di New York», come ripete più volte il film stesso.
Esilarante, spettacolare, serio e con riferimenti all’attualità molto intelligenti.
E’ di sicuro uno dei film supereroistici più divertenti di sempre (si ride tantissimo dall’inizio alla fine), ma chi si è divertito di più è stato probabilmente proprio Robert Downey Jr., straordinario e sempre più dentro al personaggio. L’attore è in scadenza di contratto con i Marvel Studios ma pare che il rinnovo sia cosa fatta. Speriamo bene, perché ormai è lui Tony Stark, è lui Iron Man e non credo che potrò mai vedere un altro attore nei suoi panni. Sarebbe come un Capitan Jack Sparrow diverso da Johnny Depp…meglio evitare.

Le scene d’azione sono numerose e a dir poco straordinarie. Tony usa le armature in tantissimi modi, anzi spesso non la usa proprio, riuscendo a salvarsi le chiappe contando solo sul suo ingegno. L’intero film si basa infatti sulla sua voglia di dimostrare a tutti e a se stesso che è l’uomo a fare l’armatura e non viceversa. Bellissima, a tal proposito, la scena (non d’azione) in cui c’è Stark che trascina l’armatura a mani nude sotto la neve.

Ok, non ha la seriosità e il realismo del Cavaliere Oscuro. E allora? Abbiamo scoperto l’acqua calda. Ho letto molte recensioni che criticavano in questo senso il film, ritenendolo appunto inferiore ai Batman di Nolan, poco credibile, più simile a una commedia ecc.. Ecco, uno dei motivi per cui scrivo su questo blog è per dare dell’idiota a chi scrive cose del genere. L’autoironia, il prendersi un po’ in giro in film come questo è indispensabile. Batman è un personaggio di per sè più «realistico», quindi può avere film dai toni realistici. Ma con Iron Man la storia è un’altra e non puoi pretendere la stessa cosa. Il primo film della saga (che resta il migliore) era sicuramente più verosimile (magari immaginandocelo in un futuro prossimo) ma se per questo terzo episodio avessero cercato di convincermi seriamente che un essere umano possa creare delle armature, comandarle a distanza o farle comandare da un computer super-intelligente (per non parlare poi dei cattivi o degli alieni), sarebbe stato quantomeno ridicolo.

La gestione del personaggio del Mandarino (un incredibile Ben Kingsley) è una perfetta controprova. Da super terrorista cattivissmo viene infatti trasformato in un attore da quattro soldi che va a puttane, risultando la parte del film che funziona meglio perchè ne è la più realistica, coraggiosa, divertente e allo stesso tempo seria: non ha solo mandato a quel paese tutti i fan del fumetto, ma ha toccato anche temi di attualità a dir poco delicati con un intelligenza tale che non si vede spesso in un film del genere.

Chapeau.

Potrei continuare a parlare ancora a lungo delle tante altre cose belle del film ma faremmo notte.
Di brutto c’è poco: cito solo la finta morte di Pepper Potts (una Gwyneth Paltrow perfetta per la parte) che è stata troppo enfatizzata quando sapevamo tutti che era un bluff.
C’è stato però un dettaglio che mi ha dato veramente fastidio. Mi riferisco al fatto che il finale è un po’ confuso e capisci cosa fa Tony solo se hai letto i fumetti. E’ stato infatti un amico a spiegarmi, due giorni dopo la visione del film, che Stark usa anche su se stesso il virus extremis così da potersi rigenerare (o comunque per non crepare) durante la rischiosa operazione per togliersi le schegge dal petto. Questo è estremamente sbagliato: quando vado a vedere un film, deve essere il film a soddisfarmi e nient’altro. Posso capire una serialità cinematografica, perchè oramai è così che funziona il cinema, ma che mi si imponga la conoscenza (o soprattutto l’acquisto) di tutt’altro genere di prodotto non mi sta affatto bene.
Speriamo solo non diventi un precedente grave.

Insomma, Iron Man 3 è un grande film di fantascienza, un ottimo terzo episodio per una saga molto amata (tra l’altro ti fa apprezzare ancora di più il primo e disprezzare di più il secondo) e sta facendo faville con gli incassi in tutto il mondo: battuti molti record di apertura di The Avengers, si sta comportando più come un sequel di quest’ultimo che del secondo Iron Man. Probabilmente sfonderà il tetto del miliardo di dollari a fine corsa.

Per vedere nuovamente l’uomo corazzato, dovremo aspettare il 2015 per l’uscita di The Avengers 2, poi chissà se ci sarà un quarto capitolo dedicato esclusivamente a lui nella Fase Tre: con i soldi che incasserà quest’ultimo film potrebbe sembrare scontato ma dipenderà molto dalla disponibilità di Robert Downey Jr..

Lasciatemi chiudere con un piccolo commento sul trailer di Thor: The Dark World, sequel di quel Thor uscito nel 2011 che mi era sembrato fastidiosamente carino.
Ecco il trailer:

Ma quanto è brutto Loki!? Che capelli ha? Perchè ha questo look da rockstar ad alto tasso alcolico?
Vabbeh, a parte questo piccolo particolare, è proprio un bel trailer. Il regista Alan Taylor, per la sua esperienza con il Trono di Spade, potrebbe rivelarsi una scelta azzeccatissima per dare nuovamente vita ad Asgard e agli altri regni dove questa volta sarà ambientata la maggior parte del film. Tutto lascia pensare che non sarà malissimo, anzi. Staremo a vedere.
Thor: The Dark World uscirà il 7 Novembre in Italia, in contemporanea con gli Stati Uniti.

Il Cruise che non affonda mai

Premesso che chi scrive sa poco o nulla di recitazione, vista l’uscita di giovedì scorso (e scusate il ritardo!) del suo nuovo film di fantascienza, Oblivion, parliamo oggi del buon vecchio Tom Cruise.

Se da bambino pensavo semplicemente che avesse una faccia simpatica, oggi, dopo aver scoperto o rivalutato molte sue prove di gioventù, posso dire che parliamo di uno degli attori che più stimo in assoluto. Innanzitutto, va ricordato che il prossimo 3 luglio compirà ben 51 anni, quindi solo per come continua a mettersi in gioco e per quello che è ancora capace di fare fisicamente, è da applausi. Ma quello che più mi piace di lui, e quella che credo sia la sua vera forza, è la sua capacità di poter, e in linea di massima anche di dovere, essere sempre il frontman, il leader che trascina tutto il film sulle sue spalle. E lo fa come se fosse una cosa naturale, ma non è affatto semplice e sono in pochi a riuscirci.

Al giorno d’oggi, da molti non viene giudicato più che un attore mediocre, “normale”, quando in realtà Tom Cruise è senza dubbi uno dei migliori, un professionista, uno che incarna alla perfezione le caratteristiche dell’attore cinematografico: sa quello che deve fare, come lo deve fare, e non sbaglia quasi mai (al massimo sono i film che sceglie ad essere sbagliati: se infatti questi sono brutti, o se non gli fanno vincere l’Oscar, non è tutta colpa sua, anzi).

Diamo allora un’occhiata alla sua carriera.
L’inizio è molto promettente: tra gli anni ’80 e ’90 lavora con i migliori registi dell’epoca e da vita alle sue interpretazioni migliori. Il primo vero successo arriva con il capolavoro cult Top Gun (1986) con il quale si stampa addosso l’immagine dell’eroe a stelle e strisce che fa impazzire americani e non e che lo accompagnerà per il resto della sua carriera cinematografica. Nell’88 arriva poi con Rain Man nel quale è bravissimo a fare da spalla a Dustin Hoffman e a permettergli di vincere l’Oscar. Decide allora di puntare lui stesso sull’Academy e l’anno dopo riceve la prima nomination per la sua straordinaria interpretazione in Nato il quattro luglio, film notevole che però cade vertiginosamente in un finale alquanto stupido e banale (non per colpa sua come dicevo sopra, ma per la sceneggiatura). Nei primi anni novanta solidifica il suo status di “promessa”, finchè nel 1996 esplode di nuovo, con il primo capitolo della saga Mission: Impossible e con il meraviglioso Jerry Maguire che gli consente di ottenere la seconda meritata nomination agli Oscar. Ci riprova nel ’99 lavorando con Stanley Kubrick per Eyes Wide Shut e con Paul Thomas Anderson per Magnolia ma ancora non raggiunge la consacrazione definitiva, nonostante la terza candidatura agli Academy Awards.

Nel duemila decide quindi di cambiare leggermente strada: decide di fare la star e di puntare ancora più in alto con i grandi blockbuster.
Dall’azione alla fantascienza, dall’epico al thriller, Tom Cruise continua a lavorare con registi di un certo calibro, come Spielberg, Crowe, Mann, Zwick e Redford, riscontrando sempre ottimi risultati al botteghino, ma senza diventare mai la punta di diamante di Hollywood. Iniziano ad arrivare le prime critiche pesanti e per molti resterà “l’eterna promessa”.

Quando poi arriva nelle sale prima con Leoni per agnelli (2007), passando per Operazione Valchiria (2008) e infine con Innocenti bugie (2010), la delusione della critica americana è talmente profonda che quasi gli tronca la carriera. Costretto a giocarsi il tutto e per tutto con Mission: Impossible – Protocollo fantasma nel 2011, dimostra di avere ancora tanto da dare e di non avere alcuna intenzione di mollare. Il film per fortuna è spettacolare e diventa meritatamente un successo mondiale che rilancia, oltre alla sua carriera, anche il franchise (un nuovo episodio è assicurato) e apre la strada al cinema live action al regista ex-Pixar Brad Bird (due volte premio Oscar per Gli Incredibili e Ratatouille).

Oggi sono in pochi a non riconoscere ancora la grandezza dell’attore statunitense, ma se ho scritto quest’articolo è perché ho letto e sentito le loro critiche e mi hanno fastidiosamente infastidito. Ho sentito persino criticare le sue prove migliori che ho citato prima, ma a questo punto, si tratta di negare l’evidenza, in particolare se diamo un’occhiata ai numeri: dal 2000 a oggi solo Leoni per agnelli (2007) e Rock of Ages (2012) hanno raccolto meno di 100 milioni di dollari globalmente. Contando gli incassi di tutti i suoi film a cui ha partecipato da protagonista (e sono 32), il signorino Cruise ha raggiunto circa 5,6 miliardi, che significano una media di circa 175 milioni a film in trent’anni di carriera. Numeri straordinari che pochi hanno e che dimostrano l’ipocrisia e il bigottismo di quei critici che vogliono vedere solo quello che piace a loro, invece che complimentarsi e togliersi il cappello.

I dati appena mostrati non contano ancora gli incassi di Oblivion, che dopo aver conquistato il weekend scorso in Italia come nel resto del mondo, si appresta ora ad uscire anche negli Stati Uniti. Non dovrebbe faticare molto per superare quota 250 milioni di dollari di incasso complessivi, Iron Man 3 permettendo.
Il film (visivamente impressionante, con una storia non proprio originale, ma comunque consigliato a tutti gli appassionati del genere) sarà quindi l’ennesimo successo per il caro Tommaso. E pensare che il progetto era già stato scartato dalla Disney e se non fosse stato proprio per il forte interesse dell’attore, neanche la Universal lo avrebbe prodotto, come invece è poi accaduto.

Rivedremo Cruise ancora più scatenato, in altri due film, sempre di fantascienza (!) : l’anno prossimo sarà il protagonista di All you need is kill, al fianco di Emily Blunt per la regia di Doug Liman (The Bourne Identity, Fair Game), mentre non si sa ancora quando arriverà, né chi dirigerà il primo adattamento cinematografico della serie Yukikaze di Chōhei Kambayashi, tra i più celebri scrittori giapponesi di fantascienza.

Augurandogli di ricevere i riconoscimenti che merita, chiudiamo quest’articolo su una delle più importanti stelle del cinema hollywoodiano con una scena tratta dal film che lo ha reso celebre, ovvero Top Gun del compianto Tony Scott:

Joe torna in Italia!

Siete amanti della buona musica? Se la risposta è si ,ho per voi l’evento a cui non potete proprio mancare: il nuovo club tour di Joe Satriani in Italia! Per chi non sapesse chi sia farò una breve presentazione. Satriani è un chitarrista americano di fama mondiale con più di 12 album pubblicati. Inizia a suonare all’età di 14 anni dopo aver sentito per la prima volta Jimi Hendrix ,che userà come modello e fonte d’ispirazione.Il suo stile diventa inconfondibile con l’uso del Wah Wah e per gli incredibili assoli.Diventa uno dei simboli dell’ibanez, e fa da maestro a molti altri chitarristi come Steve Vai  e Kirk Hammet dei Metallica. Dopo questa piccola parentesi torniamo al tour! Proprio come fece nel 2010 con l’album  Black Swans and Wormhole Wizards, Joe si esibirà a poche settimane dall’uscita del suo nuovo album, questa volta il nuovo cd si chiama Unstoppable Momentum  che troveremo sugli scaffali dal 7 maggio. Il tour italiano inizierà a cavallo tra maggio e giugno e farà tappa in diverse città da Rimini, Napoli, Rezzo sull’Adda, Roma, Firenze fino a Padova. Se siete nei dintorni non fatevi scappare l’occasione di vedere dal vivo uno dei più grandi musicisti di sempre!

 

Maggiori informazioni sui biglietti e date : http://www.ticketone.it/joe-satriani-biglietti.html?affiliate=ITT&doc=artistPages%2Ftickets&fun=artist&action=tickets&erid=859532&xtcr=1&xtmc=Joe+Satriani

Vi lascio con una delle sue ultime creazioni!

Tony

Man of Steel

Trovare un argomento riguardo il cinema con cui iniziare questa avventura di blogger, è stato più difficile di quanto pensassi all’inizio. Solo un thè, che non prendevo da quando avevo 8 anni, mi ha aiutato a trovare la Forza per scrivere il mio primo articolo che, essendo appunto il primo, era anche il più importante. Infatti, presto ho realizzato: “Ma certo, il più importante! Quale argomento migliore se non il film più importante dell’anno?”

Chiusa questa piccola parentesi, andiamo dritti al sodo.

Il film più atteso dell’anno è L’Uomo d’Acciaio (Man of Steel).

Cercherò di essere sintetico. I motivi di questa constatazione sono plurimi, ma il fatto in sé che sia il nuovo film di Superman non è tra i principali di essi. I veri motivi sono altri. I veri motivi sono: Christopher Nolan come produttore e supervisore della pellicola, Zack Snyder regista, un Henry Cavill per molti ancora sconosciuto, ma che pare sia nato per diventare Superman e dei trailer che hanno fatto venire la pelle d’oca anche a Chuck Norris.

Non credo ci sia bisogno di spiegare cosa comporta, specialmente a livello emotivo per i fan, la presenza di colui che ha diretto l’ultima trilogia di Batman, nella produzione del film. Anche di Snyder (Watchmen, 300) ci possiamo fidare a occhi chiusi vista la natura del progetto e la piena fiducia riposta in lui da parte della Warner e da Nolan stesso. In poche parole, avremo finalmente, dopo tanto tempo (e dopo un Superman Returns che molti avranno, giustamente, già dimenticato), un film degno di quello che è, a tutti gli effetti, il più grande supereroe del mondo.

Parafrasando le parole di David Goyer, sceneggiatore del film insieme al fratello di Christopher, Jonathan Nolan, sarà un film incredibilmente spettacolare ma anche realistico e umano, il che non necessariamente vuol “dark”: non sarà come Batman, non avrà lo stesso tono, semplicemente perché sono due cose diverse. Anche la scelta del titolo non è stata casuale, il tema principale sarà infatti la difficoltà del protagonista di capire come poter, al tempo stesso, essere un uomo, avere un corpo d’acciaio ed essere accettato dal resto del mondo.

Il cast è di primissimo ordine: oltre a Cavill, ci sono Amy Adams, Kevin Costner e Diane Lane ma i più attesi sono il generale Zod interpretato da Michael Shannon e il Jor-El di Russell Crowe. Attesissima anche la colonna sonora: il tema originale di John Williams è entrato nella storia, ora tocca al fidato collaboratore di Nolan, Hans Zimmer comporre qualcosa che sia all’altezza.

Ma non finisce qui.

Si da il caso che, oltre ai motivi tecnici sopracitati, c’è un altro particolare che rende questa la pellicola più attesa dell’anno. Mi riferisco agli sviluppi a livello produttivo che sono in ballo con il film. Da esso dipenderà, infatti, il futuro dei progetti Warner/DC e, in particolare, il film sulla Justice League, già annunciato per il 2015. La possibilità che Man of Steel diventi un flop al botteghino ormai è pari a zero. Sarà di sicuro uno dei maggiori incassi dell’anno, quindi non passerà molto prima di rivedere Henry Cavill nei panni dell’eroe kriptoniano. Quello che però, scopriremo solo vedendo il film (o comunque dopo che sarà uscito nelle sale) è chi o cosa aspettarci per il suddetto film sulla JL e per tutti gli altri film che entreranno in cantiere. Si vocifera che nella ormai immancabile scena post titoli di coda, vedremo Superman incontrare un Bruce Wayne “in pensione” che verrà convinto a ritornare nei panni del crociato di Gotham. Per ora sono solo voci, ma pare che in ogni caso Christian Bale non verrà coinvolto.

La Warner punta, così, a costruire un universo cinematografico della DC Comics proprio come fatto dalla sua nemesi storica, la Marvel, percorrendo però, la strategia inversa: partire da un film “corale” per poi dedicarsi ai singoli supereroi. Essenzialmente, dopo la fine dei franchise di Harry Potter e di Batman, la Warner ha bisogno di nuovi film che assicurino ciascuno incassi stratosferici. Nel 2015 uscirà anche The Avengers 2. Sarà una bella sfida.

L’Uomo d’Acciaio uscirà nelle sale italiane il 19 giugno a soli 5 giorni dalla realese statuintense. Avrò modo di ricordarvelo in futuro, ma vi dico già da ora che, non solo chi ha amato l’ultima trilogia di Batman firmata Nolan, ma anche chi ama tutt’altro genere cinematografico avrà dell’ottimo pane per i suoi denti.

Trust me.

Le ombre del “dittatore” democratico

Il 5 marzo 2013 è morto Hugo Chavez, presidente del Venezuela , a causa di un grave tumore  diagnosticato dal 2011. Essendo stato una presidente sicuramente rilevante nel panorama politico mondiale, la sua morte ha destato nel mondo opinioni contrastanti su come avesse operato da primo cittadino venezuelano. Da quello che ho potuto vedere, soprattutto  in Italia sui vari telegiornali, quotidiani,o siti di informazione online, la figura di Chavez è stata riportata in maniera positiva- è stato descritto come un uomo del popolo, che ha combattuto contro gli Stati Uniti, visti da lui come un paese monopolizzatore  e guerrafondaio ( e in questo forse non aveva  tutti i torti). Inoltre molti giornalisti hanno detto che i suoi meriti superavano di gran lunga i suoi demeriti da presidente.

Tutta questo mi ha lasciato molto perplesso.

Io sono nato a Caracas, la capitale del Venezuela, e pur vivendo in Italia da 13 anni  sono rimasto in contatto con i miei familiari che vivono lì e quindi ho deciso di riportare l’altra faccia della medaglia,  che chi vive in Venezuela mi ha raccontato anno dopo  anno.

La carriera di Chavez inizia nel 1992 con un tentativo di colpo di stato fallito, in seguito  essendo stato scarcerato, decide di arrivare al potere in modo più tradizionale e si candida, vincendo le elezioni nel 1998 (ricorda qualcuno?).

Chavez, come molti dittatori, aveva grande carisma e una dialettica incredibile, ed è proprio grazie a queste doti e alle sue promesse che convinse il popolo venezuelano ad eleggerlo nel’98, in un periodo in cui il Venezuela non stava vivendo il suo periodo migliore.

Durante la sua campagna elettorale, così come anche da presidente, Chavez ha sempre detto di essere contro qualsiasi tipo di oppressione. Peccato che da quando è stato eletto sono state chiuse più di 30 fonti di informazione tra radio e televisioni che avevano in qualche modo criticato il suo governo.

Sempre parlando di libertà e democrazia si può dire che il Venezuela sotto di lui non ha mai avuto una vera democrazia poiché il Presidente praticamente aveva abolito  l’opposizione e solo il suo partito aveva il potere,  inoltre ha manipolato più di una elezione e ha anche abolito i risultati di un referendum. Ma di questo si parla  molto poco.

il più grande errore di Chavez è stato quello di non   tentare di fermare l’ondata  criminale che si è abbattuta sul Venezuela in questi anni, con gli omicidi triplicatisi ( e non erano pochi) e Caracas valutata tra le 10 città più pericolose del mondo. Anche la corruzione nel governo ha superato qualsiasi limite senza che lui cercasse di fermarla, anzi, quando i media ne parlarono li  attaccò, e gli unici politici accusati di corruzione (stranamente) furono solo quelli dell’opposizione.

Si sente dire spesso  che Chavez ha aiutato il popolo venezuelano a crescere , ma in verità ha fatto ben poco: ad esempio gli ospedali sono privi di medicinali e attrezzature e il suo tumore, il Presidente, se l’è andato a curare a Cuba, nonostante Cuba non sia certo famosa per il suo sistema sanitario. Qualcuno  potrebbe obiettare che lo stato non aveva le risorse per sanare gran parte dei problemi del paese, e invece il Venezuela ha una risorsa in abbondanza, cresciuta di valore in maniera esponenziale negli anni del suo governo: il petrolio. Si pensi che da  quando è salito al potere  il costo del petrolio si è decuplicato, portando al Venezuela enormi ricchezze. Ma Chavez ha preferito investire in armi, corruzione ed elezioni piuttosto che nel popolo, ovviamente questo non gli ha impedito di vivere nel lusso e permettersi  amanti di certo non gratuite, come Naomi Campbell.

Inoltre, per avere più profitti, ha nazionalizzato moltissime imprese private, si è appropriato di  numerosi  beni di persone  morte o emigrate dichiarandoli dello Stato  e ha cacciato le aziende petrolifere americane per  poi vendere il petrolio a prezzi di favore agli amici cubani ( non a caso per la sua morte a Cuba ci sono stati 3 giorni di lutto nazionale) e lasciare che al posto degli americani si insediassero i cinesi, che non hanno di certo cercato di guadagnare di meno delle le compagnie americane.

Un lato ancora più oscuro è quello che riguarda l’ acquisto di armi per il finanziamento di gruppi di guerriglieri venezuelani e colombiani e  il suo accordo con la Russia per la creazione di impianti per la costruzioni di armi. In giro per il mondo diceva poi di essere difensore della  libertà e dei diritti umani.

Dopo la sua morte il Venezuela non sa  da che parte politica  stare. Il vice presidente designato da Chavez, Nicolàs  Maduro, non sembra molto intenzionato a cedere il suo posto o a indire delle elezioni. Io spero di si.

Essendo per metà venezuelano mi auguro che questo paese per una volta non sia governata da un incantatore di serpenti ma da un uomo che invece di parlare bene, agisca bene.

Andrès